Monday, June 28, 2010

e di una normale giornata di caldo

Sono giorni di caldo, di quello umido che, una delle pochissime cose, odio a New York. Ci siamo svegliati stamane (parlo berlusconianamente con il plurare) alle 7.30 con 28 gradi e un tasso di umidita' 95%. Scrivere fa fatica, come pensare e muoversi.
Ma continuo stoicamente a rifiutare l'aria condizionata. Che fa tanto americano. Forse per questo continueranno a non darmi la desiderata "green card". Sinceramente detesto questa avversione americana alla traspirazione. Sembra che sudare sia un peccato (capisco quando e' abbinato ad una puzza insopportabile, ma non e' sempre cosi'). Capisco che il caldo sia micidiale ma a casa, che chiamo casa per simpatia ma e' una stanza, ho un ventilatore girevole e domani me ne installano uno di quelli a soffitto, un deumidificatore e le finestre aperte... Insomma non sono proprio in un forno. Eppure so che molti non metteranno piede qui fino al prossimo Ringraziamento perche' intolleranti al caldo. Non sopporto l'intolleranza (accidenti, sono intollerante all'intolleranza) alle cose "naturali". Il caldo, il freddo, la pioggia ecc. Possono piacere o non piacere, e lo capisco ma trasformare le proprie case in igloo perche' la natura di un isola in mezzo al mare e' quella di essere umida, mi sembra esagerato. In piu' io con l'aria condizionata a palla mi ammalo dopo 10 secondi. Cosi' devo sempre andare in giro con una maglia e un foulard...
Stamattina poi, alle 9, ero gia' all'Apple Store. Ho percorso i 10 minuti che mi separano dal negozio, con un top scollato, pantaloni di cotone leggerissimi e sandali. Dorothy al guinzaglio arrancava, Entrambe avevamo le visioni e vedevamo Berlusconi intento a spazzare le strade della citta' con il suo capo che gli faceva un cicchetto perche' provava a barare.
Appena entrate all'Apple Store, sono stata ricoperta da una sottile coltre di neve. Dopo dieci minuti, giacchino infilato e abbottonato, ho avuto la visione di Steve Jobs che allenava gli Azzurri; dopo venti minuti, gli azzurri battevano la slovacchia 63 a 4 (4 autogol di Cannavaro per la gioia di chi lo ha messo in croce). Dopo un'ora avevo gli occhi stile giapponese, una fessura praticamente, nel tentativo di proteggere le pupille che ormai riproducevano scene "moralmente inopportune" (tipo: l'Italia senza Berlusconi, Bossi in Africa a pulire le case dei ex immigrati diventati miliardari, quello odioso ex radicale e ex tutto, praticamente una puttana, di cui pero' non mi ricordo il nome, ma avete capito perche' e' troppo odioso, lui a leccare il petrolio che la BP non riesce a togliere). Quando sono uscita, fra la gioia per il computer che funzionava e il congelamento arrivato al ginocchio, mi sono sentita leggera leggera.
La verita' e' che appena il cervello e' riuscito a rompere il ghiaccio e rifraternizzare con il resto del mio corpo, mi ha fatto pensare che, aria condizionata a parte, io amo troppo questa citta'. Al Genius Bar della Apple, dopo una serie di riparazioni (gratuire) ieri mi hanno cambiato l'hard drive e tutti i pezzi della carrozzeria: tastiera e video. Totale costo della riparazione 217$. Senza garanzia (scaduta) Totale costo pagato dalla sottoscritta: 0 dollari. La Apple ha gentilmento coperto tutte le spese perche' il problema era "persistente" e il computer non presentava segni di "cattiva manutenzione".

Io non so se cio' sia possibile in Italia. E quindi non faccio paragoni. Ma qui e' cosi. E quando ieri sera sono tornata a casa e non sono riuscita a ricaricarmi tutti i dati dalla memoria esterna e sono andata in panico, mi hanno detto che potevo andare all'Apple Store della Quinta strada a qualsiasi ora durante la notte e mi avrebbero sistemato tutto.

Ho aspettato le 9 del mattino perche', a volte, mi dico che uno non deve diventare troppo viziato ad avere TUTTO. E ho voluto far finta di essere in una citta' qualsiasi che la notte DORME.

New York, si dice, e' come una droga. Quando vivi qui, non ne sai fare a meno. Non so. Io so che la amo con tutta me stessa. Ma a volte per piccole cose: amo le banche aperte dalle 8.30 alle 7 (alcune 24 ore su 24, sette giorni su sette) e cosi' non ho MAI fatto la fila; amo il fatto che i negozi (TUTTI) mettano fuori una tazza con l'acqua per i cani (soprattutto in estate); che per usare una toilette (9 volte su 10) non sei costretto a prenderti un caffe' che non vuoi; che entri nei negozi e ti giri intorno, ti misuri cento cose e non ne prendi una e nessuno ti guarda con sguardo arcigno.

Amo New York. E vorrei vivere qui come un americano fa. Con tutte le opportunita', molte delle quali a me sono negate.
Amo New York, nonostante l'aria condizionata e i topi.
La amo tanto perche' ha sapore di liberta' e di civilta'. Ha sapore di buono. Quello che le nostre meravigliose citta' sembrano aver da tempo dimenticato.

2 comments:

Anonymous said...

..andrà a finire che detesterò, ulteriormente, l'Italia.
Leggendoti è questo il primo pensiero che mi passa per la mente.
Non è un atto di accusa verso di te Angela, ma ahimè quanto amara è la nostra realtà italiana quando ci racconti come si vive a New York.
Purtroppo la vivibilità delle città sta, in gran parte, nelle scelte che i politici locali fanno. Allora devo impegnarmi a non odiare il mio Paese solo perchè è in mano a degli autentici cialtroni, incompetenti (e delinquenti, vista la condanna del senatore di poche ore fa).
Insomma siamo alle solite. E' una pura questione culturale e non la si può cambiare in poco tempo. Ammesso che ci sia la voglia di cambiare e crescere, civicamente parlando.
Rispettare la "cosa pubblica" significa rispettare se stessi.
Leonardo

jeneregretterien said...

noi siamo stati a NY alla fine di giugno dell'80 e ancora ricordo il caldo che ti fa liquefare l'asfalto sotto le suole. Eravamo ospiti di un amico alla 47ma strada, non c'era l'aria condizionata e si moriva. Per rianimarci dovevamo fare 3-4 docce al giorno. Per fortuna i negozi ne erano tutti forniti ma le strade, il metro e i taxi erano forni. Siamo stati solo una settimana ma c'è sempre in noi il desiderio di tornarci. Indimenticabile