Wednesday, June 2, 2010

Signori si nasce...

Ieri ho ricevuto una mail in risposta ad una mia inviata solo poche ore prima. Il nome del mittente, per una come me che fa la giornalista (o vorrebbe fare...) era uno di quelli che ti fa istintivamente venire voglia di sistemarti il vestito e darti un tono. Siccome ero in pantaloncini e scarpette, a passeggio con Dorothy, mi sono limitata a sgranare gli occhi e chiudere la bocca per evitare un via vai di mosche (che come tutto il resto a New York sono giganti). Ho letto e riletto il testo di quella mail, come sempre faccio quando qualcosa sembra troppo bella per essere vera. Se poi da una mano hai un cane/principessa in crisi di ansia da temporale, e l'altra ti suda tanto da richiare che fantozzianamente il telefono ti sguisci, schizzando sull'aiuola di fronte, tutto diventa piu' complicato. Nel tumulto di sentimenti che mi ha aggrovigliato lo stomaco, annebbiato il cervello e congelato le mascelle, sono riuscita a sentire la gioia di quel "si" con cui iniziava la mail. Un si e' sempre un bell'inizio. E' una porta che si apre, un arcobaleno che compare fra le nuvole, la bilancia che segna due chili in meno, il conto in banca che non e' in rosso, una casa improvvisamente piu' grande. Un si' e' bello. E' come una nota di gioia, il tocco di biccheri che brindano e ti viene da pensarlo associato ad un sorriso. Per quanto abbia dovuto imparare a dire no, amo i "si".
Una mail di un giornalista di quelli con tutte le lettere maiuscole poi, che inizi con un si', e' uno spettacolo di quelli rari e da godersi come se fosse unico. Perche' anche se quel si' ancora non vuol dire nulla di preciso, nulla di definito e nulla che ti cambi la vita a trecentosessanta gradi e' pur sempre un si' che e' diverso da "sei la luce dei nostri occhi ma NO". No e' come chiuderti la porta sulla faccia quando sei troppo vicino e ti spacchi un labbro. No e' come mangiare finocchi e sedano e non perdere un grammo. No e' come guardarsi allo specchio e scoprirsi le rughe ma non la saggezza per sopportarle. No e' come il rintocco sordo di una campana a morto in una chiesa gotica di notte.
Il "si" che apriva la mail, dunque, e' stato il primo, breve, chiaro elemento di gioia. Il mio "quel momento della mia vita, quel piccolo momento, possiamo chiamarlo felicita' ".
Un istante dopo, forse due, dopo aver riletto il resto del testo della mail che si concludeva come se fossimo vecchi amici, mi ha fatto pensare che signori si nasce. Perche' per quanto il mio amico Nicola e tanti altri come lui continuino a dirmi che succede sempre cosi', io proprio non riesco ad ingoiare l'indifferenza di chi non si degna mai di rispondere a una tua mail, anche solo con un no. Anche solo con un "mi fai schifo". Perche' il silenzio e' come un "mi fai talmente schifo che non mi degno nemmeno di pigiare le mie dita su questa tastiera per scrivertelo, ne' lo chiedo alla mia segretaria che pure si sta facendo il manicure".
Se un giorno diventero' famosa ;) prometto solennemente che rispondero' a chi mi scrivera'. Perche' se mai qualcuno mi scrivera' vorra' dire che mi avra' letta e per questo merita il mio rispetto. Il fatto e' che non e' che non ti scrivono solo quelli a cui chiedi un lavoro, una collaborazione, un umiliante - spesso - obolo di sopravvivenza. Non ti rispondono nemmeno quelli per cui lavori, che ti commissionano articoli e ai quali chiedi solo che ti venga detto se va bene e quando viene pubblicato. Ho fatto una prova, per digitare "esce domani" ci vogliono 5 secondi, per inviare una mail, dunque, 10 secodi in totale. In due pagine (che normalmente un caporedattore controlla) ci sono dai due ai 5- 6 pezzi, totale 60 secondi per 6 email.... sei giornalisti che riempiono quelle pagine per cifre a volte vergognose, non valgono nemmeno 1 minuto del tempo prezioso di chi, con il culo appiccicato a quella sedia, se ne frega di tutto e di tutti perche' e' "unto dal signore".
Dallo scorso settembre collaboro con il quotidiano "Il Fatto". Sono stata messa alla prova senza avere "padrini". Il mio "capo" si chiama Stefano (Citati) ed e' un "signore" di quelli che ti fanno passare persino la voglia di restarci male se un pezzo viene cancellato. Stefano usa quotidianamente termini ad altri sconosciuti come "grazie" "scusa" "buon lavoro" "buona giornata" "il pezzo era buono". Come dovrebbe essere sempre, fra persone civili, anche se tu sei il capo e l'altro per te non e' nulla.
La verita' e' che il fatto che io sappia scrivere o meno, conta poco, pochissimo per alcuni. Io sono 60, 70, 80 righe che riempiono uno spazio che 100 altri sono pronti a riempire, a prezzi piu' bassi, condizioni peggiori e senza mai aspettarsi un grazie. L'occupazione di un posto coincide spesso con la convinzione di essere "superiori" e dunque autorizzati a far sentire gli altri come se fossero delle inutilita' fastidiose.
Io non so se quel "si" di quel giornalista con tutte le lettere maiuscole si trasformera' in qualcosa piu' di un si', ma lo ringrazio perche' quando gli ho risposto (dopo essermi data una bella calmata) ringraziandolo, lui mi ha riscritto dicendo "grazie a te".
In un paese dove il presidente del consiglio dopo essersi arrogato il diritto di offendere un po' di gente in una trasmissione, sbatte il telefono senza aspettare la replica e gli italiani non si sentono insultati perche' quel comportamento fa schifo, sfortunatamente il mio capo e il giornalista con tutte le lettere maiuscole, sono delle rarita'. Ma vivendo a New York, dove nemmeno il sindaco Bloomberg potrebbe MAI consentirsi una cosa come quella accaduta ieri a Ballaro' (per non parlare del resto) capisci che l'arroganza esiste perche' c'e' chi la consente. Signori si nasce. Sia nell'agire che nel ricevere. Ignavi, purtroppo, ci si diventa quando quell'arroganza volgare e pacchiana non trova oppositori e se te ne lamenti ti si dice "ovunque e' cosi' "
Non e' vero. Non e' cosi' ovunque. E i giornalisti con le lettere tutte maiuscole, sanno dire grazie.

3 comments:

Amore said...

Adesso che ti ho scoperta, come posso smettere di leggerti?

Confermo ciò che ti dissi una volta, commentando un altro tuo brano: adoro, adoro, adoro il tuo stile. Pungente e preciso. E' così che mi piace. Chiaro, semplice, allo stesso tempo evocativo. Il genere di stile che vorresti trovare sulle labbra delle persone.

"Signori si nasce". Niente di più reale. E signori si è nell'imparare a non lasciare che l'ignoranza e la completa mancanza di eleganza da parte di certe persone ti induca a cambiare, a vivere una vita grigia di aspettative inappagate. Bisogna sempre sorridere. Sorridere fa bene, rende luminosi. E allo stesso tempo destabilizza. Sorridi. E' una freccia avvelenata che colpisce piano piano.

L'ho sempre detto. Per mandare a quel paese la gente, bisogna saperlo fare con grazia ;)

Buona giornata, honey.

Eleonora (Amore)

Leonardo said...

Nonostante tutto nei tuoi post compare sempre un motivo di speranza.
E di questo ti ringrazio.
La sensazione che trasuda dalle tue parole è una sottile vicinanza con chi ti legge. Non è semplice, ma tu ci riesci benissimo.

Alessandra Del Vecchio said...

adesso le lacrime agli occhi ce le ho io...quante volte ho ripetuto le stesse cose, e ne è testimone il mio ex direttore, al quale alla fine almeno mi sono presa la soddisfazione di dire: "guardati, su quella sedia, con l'aria di chi non ha tempo neanche per alzare gli occhi dal pc..questa è una rivista di paese, non penserai mica di essere il direttore del Times!"
qualcuno disse che ogni democrazia ha i governanti che si merita...mai parole furono tanto azzeccate. La cosa migliore che possa capitare alla gente come noi è quella di incontrarci, per non sentirci piu soli e ritrovare la forza di dire NON CI STO! Grazie Angela