Friday, May 21, 2010

countdown

La vita e' piena di "conti alla rovescia", con quel cronometro che ti ricorda, con una cadenza spezzacuore, che qualcosa sta finendo o iniziando, o entrambi, perche' ogni fine origina un inizio e cosi via. Ricordo il conto alla rovescia prima della mia partenza, con la valigia ai piedi del letto per giorni e mio padre che, provando a nascondere un cuore troppo gonfio di dolore per non intravedersi da dietro l'angolo dei suoi occhi, mi diceva scherzando "ma di chi e' quella valigia?". Per la prima volta nella sua vita ha provato a fermarmi dal seguire il mio cuore, il mio impulso, la mia ribellione. Quella ribellione che ho imparato proprio da lui. Lui che non si e' piegato mai se non al peso di una malinconia che lo attaversa come un pugnale nei giorni della depressione. Mio padre e' uno di quegli uomini per i quali il presidente del consiglio proverebbe un sentimento di stizza. Lo stesso che proverebbe Bersani. Perche' non e' "comprabile". Al suo confronto io mi sono venduta spesso. Mio fratello e' molto piu' simile a lui di quanto lo sia io. Entrambi hanno un cuore senza un limite percettibile all'occhio umano e una forza interiore che non puoi vedere, se non fai uno sforzo, perche' nascosta dietro una gentilezza e una timidezza che te li fa sembrare fragili.
Fra le cose meravigliose che mi ha regalato New York e' la conferma di avere una famiglia speciale.
Ho fatto conti alla rovescia che mi hanno tenuto sveglia, stravolta dall'ansia del viaggio a cui avrei sottoposto Dorothy. Una delle poche volte in cui l'ansia aveva ragione d'essere. L'Eurofly mi ha quasi ammazzato Dorothy, lasciata per tre ore (l'aereo e' partito in ritardo) nella stiva senza aria ne' acqua prima della partenza e poi abbandonata nel mezzo di un aeroporto all'arrivo (la legge prevede che uno della flotta dovrebbe stare con il cane mentre il proprietario sbriga le pratiche doganali). Per non parlare della crudelta' del caposcalo che, a Napoli, mi ha riso in faccia quando gli ho chiesto come stessero i cani e mi ha risposto "i cani sono morti sicuramente con il caldo che c'e' li' dentro". Ho viaggiato per nove ore piangendo. per la prima volta ho preso un calmante. Quando ho ritrovato Dorothy, non era in grado di stare in piedi. Non ho mai piu' viaggiato con Eurofly. E Dorothy non viaggia piu' in aereo in assoluto: in volo puoi trovare bambini urlanti, gente che puzza, ubriachi fastidiosi o russatori senza ritegno, ma un cane no, il cane va nella stiva con i bagagli...
Il mio conto alla rovescia di oggi e' quello che mi separa dalla prossima settimana, giorno in cui si paga l'affitto di casa. Lavori effettuati: abbastanza. Bonifici arrivati: zero. Conto in banca: una Vietnam. Possibilita' di avere la somma necessaria: inesistenti Non riesco nemmeno a preoccuparmi piu'. Cioe' no. Passo attraverso un momento di panico in cui faccio la lista delle cose che potre eliminare: la tv, il telefono, internet e la palestra. Magari non tutte e due le ultime. Se disdico Internet, mi serve un posto per andare a lavorare dove ci sia Internet.... Salvo la palestra. Poi faccio un sospiro, uno profondo, molto profondo e mi dico che non voglio fare a meno proprio di nulla perche' cio' che ho e' il "minimo sindacale" e se mi convincessi a scendere sotto quel minimo, soccomberei. E che devo smetterla un po' di aspettarmi che il lavoro che mi arriva dall'Italia possa essere la mia via d'uscita. Poco il lavoro, allucinanti i tempi dei pagamenti: due, tre, quattro mesi per cifre ridicole. Come posso non preferire questa mia citta' dove la retribuzione e' settimanale o al massimo quindicinale?
E allora so che e' qui che devo continuare a cercare, senza infrangere la legge, ma cercando il modo di poter lavorare, dignitosamente e per un salario. Una persona che si occupa di pubbliche relazioni, al primo impiego, qui ha uno stipedio fra i 60 e i 70 mila dollari all'anno. Primo impiego. Tre volte mi hanno scelta per un lavoro (semplicemente) rispondendo ad un annuncio). Tre volte ho dovuto rinunciare perche' non possiedo un permesso di lavoro.
Ma questo mio conto alla rovescia, con questo pezzo nuovo di vita che mi sto regalando e' appena all'inizio. Bisogna solo non smettere di contare. E, soprattutto, bisogna che la smetta di pensare che il paese che mi ha tolto la dignita' possa tendermi una mano, possa riconoscere un'oncia del mio valore.
Ho iniziato il conto alla rovescia per conti che non so come pagare. Allora ne ho iniziato altri due, di fianco: quello per il mio compleanno (e di Francesco) - 9 giugno - e quello per l'uscita di Sex and the City 2. Questa e' la mia forza, quella che nessuno mi ha mai saputo rubare. Il saper cantare mentre hai il cuore ingessato dalla paura, Me lo ha insegnato mia zia Elena. E oggi che non c'e' piu' io canto anche per lei che mi chiamava "la piccola grande donna". Perche' la vita la si onora sempre come i conti da pagare. Sempre.

2 comments:

Leonardo said...

Cara Angela, la potenza delle tue parole è come sempre dirompente. Il messaggio che arriva è di una forza inaudita da far persino male. Mi ritrovo chino sulla tastiera e devo constatare, con gaudio, che ogni volta che "ti leggo" mi sento più "ricco". E' il punto forte della tua comunicativa. Riesci a regalare al lettore quel quid in più per poter apprezzare seriamente il valore delle cose. Il valore della famiglia, del lavoro. La dignità. Tu ne hai da vendere Angela e nemmeno l'Italia potrà mai cancellare la dignità in una persona. Nonostante tutto. Fore voglio illudermi, chissà.
Continua a lottare, ad amare, a scrivere.

ANNA said...

Io nella stessa barca per motivi diversi, ma non faccio nessun conto alla rovescia, tantomeno per i conti da pagare! Mi ripeto sempre che le cose si aggiusteranno, che ho passato tempi ben peggiori (vero) e come mi ha detto un'amica: Dio non ti da' mai piu' di quanto tu non sia in grado di sopportare. Vero anche questo.